La pesca alla casentinese

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La pesca alla casentinese rappresenta al tempo stesso un particolare tipo di tecnica di pesca sportiva e l’indicazione di una zona molto apprezzata dagli appassionati, dove tale pratica è nata e si è sviluppata: si tratta di una vallata in provincia di Arezzo, in Toscana, che scende dal Pratomagno e che genera diversi torrenti, la cui portata d’acqua è – in realtà – abbastanza contenuta.

La tecnica si basa, semplicemente, su un’azione che presuppone il nascondersi alla preda: abbiamo a che fare con una pesca al tocco, realizzata in genere con canne fisse telescopiche non più lunghe di otto metri. In assenza di galleggiante, in cima alla canna viene installato un filo spezzato, che viene accartocciato così da fargli assumere le sembianze di una molla. Lo scopo di questa azione è far sì che le spire non “costringano” il pesce, impedendogli di sentire la resistenza che la canna oppone.

Nella maggior parte dei casi, la pesca alla casentinese viene scelta per le trote. Occorre risalire i corsi d’acqua cercando – come detto – di non farsi vedere dalle prede, anche perché le acque di questi torrenti della Toscana sono particolarmente limpide e cristalline. Per quanto concerne le esche, le opzioni a disposizione sono molteplici: per le acque più limpide sono consigliabili le camole del miele, mentre per le acqua più sporche o torbide è preferibile puntare sui lombrichi. Da non escludere, in ogni caso, anche l’opportunità di ricorrere ai bachi muratori, vale a dire i bacacci o portasassi: si tratta di piccoli vermetti che si nascondono sotto i sassi.

Piccole malizie da usare pescando alla casentinese

Un suggerimento per rendere la pesca alla casentinese più efficace è quello che impone di pescare inizialmente nel fondo pozza più vicino, sempre tenendosi a distanza, per poi avvicinarsi allungandosi e giungere nella parte più alta. Ovviamente, tra le doti richieste la più importante è la cautela: è chiaro che, se ci si avvicina troppo, la trota può percepire la presenza del pescatore e sfuggirgli.

Non solo: nel momento in cui una trota si impaurisce, influenza direttamente anche i comportamenti degli altri pesci, compromettendo quella pozza (cioè rendendola non più “utilizzabile”) per il resto della giornata.

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